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Sonata metallica

Il duo Fazil Say- Patricia Kopatchinskaja all'insegna della gioia e dell'ebbrezza

Katja Kraly, Il Piccolo dal 16.1.2010  (Monfalcone): Fazil Say ha festeggiato i suoi primi 40 anni con un concerto al Comunale di Monfalcone: una splendida festa, un far musica all'insegna della gioia e dell'ebbrezza assoluta che il pianista turco ha condiviso con la violinista moldava Patricia Kopatchinskaja, musicista in grado non solo di assecondare la prepotente natura musicale del partner, ma addirittura di sfidarlo in un incessante e divertito palleggio. La "Sonata per pianoforte e violino obbligato", la celebre Sonata a Kreutzer di Beethoven, vede il violino obbligato - ma tutt'altro che malvolontieri - ad abbandonare tutte le certezze della traditione classica per reinventarsi strumento di folgoranti intuizioni, audaci nel proporre il lato giocoso che affiora fra i potenti marosi dell' onda creativa beethoveniana. Sturm und Drang, una carica irresistibile che sembra voler stravolgere la partitura, ma trova pure raffinate oasi liriche nell'Andante con variationi, uno scambio di galanterie finemente cesellate, e poi uno stupefacente cambio di registro dall' apollineo al dionisiaco che transcina i due in un'incalzante finale, con respiri ad libitum che rinnovano ed augmentano la propulsione ritmica. Libera, ariosa e transparente è l'interpretatione della Sonata di Maurice Ravel, giocata sull'intelligenza degli incastri, condotta con esili e raffinate arcate che diventano potenti sciabolate nel Blues, al quale i due artisti si abbandonano con voluttà, sottolineandone la carica eversiva e mantenendone il filo nel Perpetuum mobile, trascinante nel crescendo del virtuosismo.

Le Danze popolari romene di Bela Bartok iniziano quasi in sordina, con suoni ovattati, il tema disegnato dai flautati del violino con un effetto dolcemente straniante: la violinista sembra acquattarsi con una mossa felina primo di esplodere con la pienezza del suono, vibrante e sinceramente palpitante, una spasmodica e appassionata adesione al melos popolare che culmina nella selvaggia esaltatione della danza finale.

Il duo ha chiuso il programma con una compositione del pianista, la Sonata op 7, quasi un compendio delle predilezioni dell artrista turco: profumo di Anatolia in un cocktail che assemblava sapientemente inventioni melodiche tardoromantiche con swing e blues.

Ovazioni seguite da un irresistibile sketch della Kopatchinskaja ad introdurre l'immancabile "Tanti auguri...", e il divertissement finale con la Bagatella Per Elisa, supremo esempio del sincretismo che contraddistingue il fuoriclasse turco.

 

 

IL SETTEMBRE DELL’ACCADEMIA. IL "MINI-FESTIVAL" DEDICATO A BEETHOVEN SI È CONCLUSO NEL MIGLIORE DEI MODI:

Bella Prova dell'Orchestra Francese "Champs-Élysées", colore e virtuosismo. Da Herreweghe una brillante direzione. La giovane violinista Kopatchinskaja rivela estro e grande tecnica.

Cesare Galla in L'Arena - Giornale di Verona, 7.10.2008: Racchiuso nella vasta cornice del Settembre dell’Accademia, si è svolto quest’anno un "mini-festival" dedicato a Beethoven: tre concerti monografici o quasi, e un cospicuo programma complessivo, con quattro Sinfonie e un paio di Concerti. Lo avevano aperto nella grande linea interpretativa di tradizione i francesi dell’Orchestre National de France, con Kurt Masur sul podio; lo hanno chiuso l’altra sera nel segno dell’approccio “filologico" - strumenti d’epoca e conseguenti tecniche esecutive - i francesi dell’ Orchestra des Champs-Élysées, giunta al Filarmonico con il proprio fondatore Philippe Herreweghe sul podio. Chi ha in mente i patimenti di suono, che non di rado tarpano le magari anche significative idee musicali nel campo della cosiddetta "prassi esecutiva" (sottinteso: originale), nell’ascoltare i parigini se li scorda di primo acchito. Giunta in formazione robusta a sufficienza per rispondere alle esigenze stilistiche dettate da partiture beethoveniane come il Concerto per violino e la Settima Sinfonia, l’orchestra ha infatti sciorinato un significativo smalto negli archi acuti, corposa e rotonda forza espressiva in quelli bassi e un magnifico equilibrio complessivo, tale da far risaltare con eloquenza, ad esempio, le complesse linee polifoniche della Settima, specie nell’Allegretto e nel Finale. Di virtuosistico smalto, poi, è risultata la sezione dei legni e degli ottoni: 12 specialisti che hanno fatto scordare le limitazioni tecniche dei loro strumenti d’epoca (rispetto agli attuali) con una nitidezza d’ intonazione e una bellezza di colore davvero speciali. Herreweghe ha mostrato di avere nitida la percezione della "diversità" beethoveniana. Se nel Concerto per violino il fraseggio è parso a tratti un po' smunto, per così dire "denaturato", a favore di un dialogo di quasi barocca povertà con lo strumento solista, nella Settima ha trovato e illuminato al meglio una linea esecutiva che ha dato ragione delle tensioni dialettiche del compositore all’interno della forma, esaltando la brillantezza del ritmo e la ricchezza dei colori con scelte di tempo impeccabili e fraseggio acceso, ben contrastato nelle dinamiche.

Il Concerto è stato la vetrina della giovanissima violinista moldava Patricia Kopatchinskaja, estrosa strumentista di grande tecnica che si è presentata a piedi nudi sul palco e ha proposto il suo Beethoven acceso di contrasti, a tratti tagliente ma sicuramente comunicativo, senza negarsi alcuna possibilità di "personalizzazione", laddove la partitura concede interventi "ad libitum". Per la cadenza del primo movimento ha scelto quella con affiancamento di timpani originariamente scritta da Beethoven per la versione pianistica dello stesso Concerto, poco frequente e stilisticamente un po' fuorviante nella sua veste violinistica; non ha rinunciato a fiorire d’improvvisazioni molti passaggi; ha proposto un’ulteriore cadenza fra Larghetto e Rondò, che incrina il fascino della saldatura fra i due movimenti. Disinvolta, insomma, eppure notevolmente musicale: una corrente forte che, una volta meglio imbrigliata, promette moltissimo, come ha fatto intuire la Romanza op. 40, sempre di Beethoven, proposta con delicatissima grana timbrica e suadente scelta espressiva. Successo clamoroso, per la Kopatchinskaja, con lunghissimi applausi ritmati fino a un bis di "violino onomatopeico" (voce sul suono, con molta ilarità nel pubblico) del compositore quarantenne venezuelano-cinese Jorge Sanchez-Chiong. L’Orchestre des Champs-Élysées si è invece congedata con una calligrafica esecuzione dell'Andante della Sinfonia n. 94 di Haydn.

 

Un fuoco spagnolo scalda l'impeccabile Filarmonica di Brema 

Andrea Bambace, Alto Adige, Bolzano, 21.4.2005.. Questa volta sul suo podio v'era un direttore catalano di forte temperamento, Josep Pons, affiancato per l'esecutione del celebre Concerto op. 64 in mi minore di Mendelssohn dalla giovane violinista Patricia Kopatchinskaja. Da tale collaboratione derivava un' interpretatione calda e passionata della partitura Mendelssohniana nella quala la solista, pur senza svettare per incisivita e rilievo sonoro riesce sempre a interessare per una sua propensione all ampliamento lirico della frase melodica  all esplicazione di una drammaturgia piu meditata che estroversa...

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